{"id":48,"date":"2026-09-04T19:01:53","date_gmt":"2026-09-04T19:01:53","guid":{"rendered":"https:\/\/63.188.95.197\/?page_id=48"},"modified":"2026-09-05T15:54:58","modified_gmt":"2026-09-05T15:54:58","slug":"testi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/bianchimani.com\/?page_id=48","title":{"rendered":"Testi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Francesca Bogliolo (Critico d\u2019Arte)<br><br><em>Alla base delle opere di Antonia Pia Bianchimani si trova una filosofia della pittura che narra di profonde riflessioni, guidate da una libert\u00e0 interiore e creativa. Un apparente senso dell\u2019umorismo nasconde la volont\u00e0 di costruire metafore sulla natura umana, per condurre chi osserva all\u2019essenza delle cose. Gli oggetti simbolici diventano depositari di una vita segreta, all\u2019interno della quale l\u2019anima trova la sua espressione pi\u00f9 vera. Le figure e gli oggetti raramente sono quello che appaiono: essi custodiscono un enigma nascosto, delimitato da una linea simbolica che sembra essere stata scelta tra altre mille possibili. Il simbolo non rappresenta una fuga dalla realt\u00e0, ma una lenta presa di consapevolezza, favorita anche dall\u2019utilizzo della pittura a olio, al di sotto della quale sembra voler trasparire l\u2019anima delle cose. La sfera immaginaria si sovrappone a quella reale in un delicato equilibrio formale; all\u2019interno del mondo che deriva da questo intreccio si rintraccia l\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019artista, che attraverso sottili riferimenti autobiografici svela la propria necessit\u00e0 artistica e un percorso in bilico tra continua ricerca e immutato stupore davanti alla vita. Diafane figure paiono avvolte dall\u2019ambiguit\u00e0 di una maschera rivelatrice, che, come sosteneva Wilde \u201cci dice pi\u00f9 di un volto\u201d. Essa nasconde e al contempo difende l\u2019interiorit\u00e0, trasfondendo, come da intenti ancestrali, l\u2019essere soprannaturale nelle presenze raffigurate, che diventano foriere di verit\u00e0.<\/em><br><br><em>Se in tutta l\u2019arte moderna la maschera appare come il simbolo della ricerca dell\u2019identit\u00e0, il lavoro di Antonia Pia Bianchimani si situa all\u2019interno di un percorso coerente che affonda le sue radici in un\u2019epoca antica e parallelamente in una dimensione senza tempo: nell\u2019istante indagato dall\u2019artista l\u2019essere e i sogni si fondono grazie alla linea, che consente di attraversare le dimensioni mantenendo saldo il capo del filo che permette di non smarrirsi. Antonia Pia Bianchimani ricerca, attraverso la sua pittura, la sincerit\u00e0 sotto la persona, intesa nel senso letterale latino che identificava con questo termine la maschera che copriva il capo degli attori di teatro, e che poteva essere diversa in base al numero dei personaggi. Sotto molteplici e possibili identit\u00e0 si nasconde un\u2019Anima Mundi che \u00e8 motore e corso del tempo, che l\u2019artista tenta di portare alla luce con meticolosit\u00e0, urgenza e pazienza, nelle sue sfaccettature pi\u00f9 vere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Ombretta Frezza (Critico d\u2019Arte)<br><br><em>L\u2019opera proposta da Antonia Pia Bianchimani, in occasione di questo primo 42 Art Contest, viene percepita dall\u2019osservatore come un viaggio affascinante e, al contempo, carico di mistero, all\u2019interno della dimensione pi\u00f9 intima e profonda del nostro Io. Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 l\u2019abilit\u00e0 di riuscire a caricare l\u2019immagine di una valenza simbolica, facendo s\u00ec che ci\u00f2 che noi crediamo di vedere con i nostri occhi, non appare realmente com\u2019\u00e8. Si diverte, cos\u00ec, a giocare con una realt\u00e0 simbolica di oggetti che si caricano di un significato che svela un mondo ignoto e intriso di mistero. L\u2019enigma diventa la colonna portante attorno alla quale struttura il suo dipinto.<\/em><br><br><em>Guardare quest\u2019opera significa, soprattutto, abbandonarsi ad un gioco in bilico tra realt\u00e0 e fantasia, proiettati in una dimensione onirica e surreale dove il tempo sembra congelare il suo frenetico svolgersi per riportarci ad un\u2019et\u00e0 innocente, spogliata dagli stereotipi e dalle regole che si fanno costrizioni nel nostro quotidiano andare. Ogni elemento appare ben equilibrato all\u2019interno dello spazio compositivo, portando l\u2019osservatore a cogliere una piacevole atmosfera di serenit\u00e0 e benessere. L\u2019opera non infonde, nonostante l\u2019aura enigmatica che l\u2019avvolge, una sensazione di inquietudine o incertezza ma, al contrario, ci porta piacevolmente a perderci nell\u2019azzurrit\u00e0 del cielo. Il cielo \u00e8 accarezzato da alcune nuvolette che si rincorrono leggiadre, scherzose e soavi all\u2019interno dello spazio compositivo, delineato dalla forma di un cuore, al cui interno si profila un volto bifronte, anch\u2019esso a forma di cuore, (met\u00e0 cuore, met\u00e0 donna) dal collo allungato, che rimanda alle donne dipinte da Modigliani. Questo volto potrebbe essere letto, a mio avviso, come una maschera che cela dietro di s\u00e9 una recondita verit\u00e0, che Antonia carica di simbologia, spingendosi al limite del confine del surrealismo, guardando a Magritte. Il cuore diventa la nostra parte emotiva, la sfera emozionale che custodisce la nostra irrazionalit\u00e0, ci\u00f2 che in realt\u00e0 non riusciamo a governare e a controllare con la ratio. \u00c8 il nostro lasciarci andare ad un bisogno insito nell\u2019uomo, sin dalla notte dei tempi, di amare, di darci completamente ad un altro essere umano senza condizionamenti, di custodirlo e prenderci cura di lui nonostante le battaglie quotidiane offerte dalla vita. Si tratta di un abbandono totale del corpo e dello spirito, dettato da un bisogno di ricongiungersi, dopo un lungo andare senza meta, ad un\u2019altra anima. Corpi vagabondi alla ricerca di un porto sicuro dove finalmente riusciranno a trovare pace al proprio peregrinare, fondendosi l\u2019uno nell\u2019altro, destinandosi al tempo che verr\u00e0 loro dato.<\/em><br><br><em>Il volto di donna \u00e8 enigmatico, pu\u00f2 essere visto frontalmente o lateralmente, l\u2019occhio sembra guardarci e allo stesso tempo rifuggire il nostro sguardo, andando oltre noi, come alla ricerca di un qualcosa di pi\u00f9 alto e Infinito. Si tratta della rappresentazione della nostra parte razionale, dove l\u2019intelletto ci porta a trovare una spiegazione a tutto ci\u00f2 che \u00e8 contingente ma anche e soprattutto a ci\u00f2 che si trova al di l\u00e0 di ci\u00f2 che realmente riusciamo a vedere e percepire. Attraverso la razionalit\u00e0, esplicata dall\u2019occhio azzurro che rimanda al cielo, si cerca di indagare territori ancora incontaminati e sconosciuti, arrivando a superare ancestrali timori e condizionamenti per giungere alla conquista della parte oscura che porta spesso la nostra mente all\u2019oblio totale e allo smarrimento.<\/em><br><br><em>Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 quindi l\u2019eterna lotta tra razionale e irrazionale, contro la quale l\u2019uomo ogni giorno deve combattere, restando in bilico, cercando di non perdere l\u2019equilibrio. Un gioco di enigmi, ai quali la ragione deve trovare una soluzione e di un mondo emozionale che ci porta ad una verit\u00e0 non del tutto svelata, di sentimenti che sfidano il raziocinio, tendendo a trovare una spiegazione logica anche a ci\u00f2 che logico e razionale non pu\u00f2 essere perch\u00e9 \u00e8 parte del nostro io pi\u00f9 intimo e profondo. L\u2019artista, inoltre, inserisce il numero 42, conditio fondamentale perch\u00e9 l\u2019opera fosse accettata in questo contest, all\u2019interno di una piccola sfera, delicatamente appoggiata sulla spalla sinistra della donna. La sfera \u00e8, indubbiamente, simbolo della Terra ma, allo stesso tempo, anche della sfera Metafisica.<\/em><br><br><em>Ecco che, ancora una volta, l\u2019artista si muove tra finito e Infinito, tra razionale e irrazionale, tra ci\u00f2 che conosciamo grazie al bagaglio di nozioni che possediamo e ci\u00f2 che appare sconosciuto e inafferrabile. Ci\u00f2 rende affascinante la nostra avventura in questo mondo, sollecitandoci, ogni giorno, a porci domande e soprattutto ad andare oltre i nostri limiti contingenti.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberta Gubitosi (Critico d\u2018Arte)<br><br><em>Le opere di Antonia Pia Bianchimani sono popolate da figure fantastiche e surreali cariche di riferimenti simbolici, storici e mitologici. Spesso l\u2019osservatore \u00e8 spinto al di l\u00e0 dei binari della logica corrente in un terreno misterioso capace di destare interrogativi e di stimolare diversi livelli di lettura.<\/em><br>\u2026\u2026.<br><em>Protagonista \u00e8 spesso la figura femminile trasfigurata e circondata da richiami al passato in cui l\u2019innocenza e la spensieratezza dell\u2019infanzia si intrecciano con simboli e segni che hanno radici culturali molto lontane nella storia. Quel particolare senso di leggerezza sembra trasparire dal libero e giocoso muoversi delle figure sospese in uno spazio immobile e metafisico. Questa realt\u00e0 chiara, apparentemente serena, spesso convive con quella \u201cparte oscura\u201d e sconosciuta che si nasconde dietro l\u2019apparenza delle cose e che l\u2019artista esprime nelle contrapposizioni speculari delle immagini.<\/em><br>\u2026\u2026.<br><em>Le precarie simmetrie e il ricercato equilibrio lasciano intuire una lunga elaborazione concettuale della struttura compositiva in cui ogni dettaglio viene fissato e si carica di significati solo in relazione al contesto dell\u2019opera. Ogni suo lavoro implica una lunga riflessione ed elaborazione concettuale, nulla avviene per caso o \u00e8 dovuta a un fare creativo istintivo ed emotivo.<\/em><br><br><em>La componente magica e misteriosa conferisce alle sue opere un fascino tutto particolare, accentuato dalla tecnica pittorica estremamente accurata. La particolare costruzione simbolica dell\u2019immagine si accompagna alla profonda ricerca di sintesi grafica e formale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesca Bogliolo (Critico d\u2019Arte) Alla base delle opere di Antonia Pia Bianchimani si trova una filosofia della pittura che narra di profonde riflessioni, guidate da una libert\u00e0 interiore e creativa. Un apparente senso dell\u2019umorismo nasconde la volont\u00e0 di costruire metafore sulla natura umana, per condurre chi osserva all\u2019essenza delle cose. 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